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IL VIAGGIO
Oggi, al risveglio, la gola di Giuseppina è in fiamme. Deve essere stata l’aria fredda proveniente dalle finestre che ieri la governante ha tenuto aperte a lungo per dissolvere il fumo accumulato nelle stanze al pian terreno: questo inconveniente capita spesso quando si mettono a bruciare dei ciocchi ancora verdi e magari umidi.
Giuseppina è contrariata: il mal di gola le ricorda i disturbi alle corde vocali che le hanno impedito e le impediscono di esibirsi nel bel canto, anche se ormai accetta di occuparsi d’altro.
Piuttosto si è fatta l’ora di scendere dal letto, fare toilette e poi la prima colazione.
Ha tirato le pesanti tende di velluto e il bianco inatteso, che da oltre i vetri le ferisce subito la vista, significa una sola cosa: neve.
Già, mancano pochi giorni a dicembre e in pianura ha cominciato a nevicare.
La donna pensa che in questo periodo potrebbe trovarsi in Riviera anziché qua, nella casa di campagna dove soffre la malinconia, ma a fine estate lei e Mago hanno deciso che sarebbe stato più conveniente rinunciare al soggiorno genovese e rimanere a Sant’Agata in vista del viaggio alla volta di San Pietroburgo.
La toilette è ultimata. Sulle spalle ha aggiunto una mantellina di lana perché di primo mattino pochi sono i caminetti in funzione e il freddo penetra nelle ossa.
Adesso si dirige verso le cucine per preparare la colazione. Ama svolgere personalmente molte mansioni domestiche e sta pensando ai dolcetti che proprio ieri sono giunti da Genova. Adora i chifferi e, vuoi per i rigori invernali che si fanno sentire, vuoi perché lei è una donna sanguigna e d’appetito, non vede l’ora di gustarli dopo aver preparato il caffè dentro la cuccuma.
Lancia lo sguardo verso una delle finestre: i fiocchi cadono radi e lenti e, a dir la verità, mettono quasi allegria. Visto che deve partire, avrebbe potuto risparmiare tempo ed energie evitando di vestire le finestre con le tendine a fiori colorati.
È che la solitudine e il silenzio della campagna spesso risultano insopportabili per Giuseppina, come ha spiegato in una lettera alla contessa, nonché amica fidatissima, Clarina Maffei.
Mago invece è nel suo elemento. Qua, nelle brume della Bassa, rinasce scoppiettando come la buona legna accesa. Tutte le mattine, con qualsiasi tempo, si alza alle cinque, trangugia un po’ di caffè nero e fa il giro di ispezione dei campi col suo gallo a cassetta. A quest’ora sarà ormai di ritorno.
Eccolo, infatti. Lei lo ha sentito battere la punta degli stivali contro un gradino d’accesso alla villa. Entra in cucina, si è già tolto la mantella e ha indossato un paio di pianelle in velluto a cui è particolarmente affezionato forse perché sono simili a quelle del padre.
-Ehi, Peppina, hai visto la neve? – esclama e chiede, con quel suo sorriso espansivo, bellissimo quando emerge tra i frequenti mugugni che la moglie conosce bene.
- Ho visto, sì. E tra due giorni dobbiamo partire – risponde lei sospirando un po’.
-Perché quella faccia? È da mesi che si aspetta- chiede, leggermente inalberato adesso.
-Perché non sappiamo cosa ci attende. Non mi spaventa tanto la durata del viaggio, quanto invece il freddo. Là as mör dal frëdd.
- Ma, no! Stai tranquilla! As mör mia.- risponde lui- e poi c’è da rallegrarsi perché con la proclamazione dell’Unità dovremmo avere meno soste alle dogane. Piuttosto, a che punto siamo con la preparazione delle provviste?
- Sono già pronte le casse con i maccheroni, i formaggi e il riso. Invece, per i salami, nel pomeriggio o al massimo domattina dovrebbe arrivare il fornitore con una partita in aggiunta .
-Non dimenticare il cioccolato. Lo sai che durante il viaggio mi dà energia. Poi ci sono i vini, ma a questi penso io.
-Lo so, lo so- risponde Giuseppina. Il marito è goloso, adora il cioccolato e ne tiene piccole scorte anche sullo scrittoio, accanto al fortepiano viennese -Ah, nel pomeriggio arriva anche la Clarina- aggiunge.
-Me ne ero quasi dimenticato. Fanno sempre piacere le sue visite, così potrai confidarti un po’.
Giuseppina annuisce. La contessa Maffei, accanto a Ricordi, gode l’esclusivo privilegio di essere ospite graditissima a villa Verdi. È una donna discreta e perspicace, di larghe vedute e ottimi consigli, sinceramente legata al Maestro e alla moglie.
L’apprezzano molto, soprattutto per l’affetto dimostrato tempo fa a Giuseppina contro l’ostilità dei bussetani.
Peppina trepida al pensiero di incontrare l’amica. Guarda dalla finestra del soggiorno il cielo bianco e si rallegra che abbia smesso di nevicare: spera che le strade non siano ridotte a cumuli di fango.
La carrozza fa ingresso nel parco nel primo pomeriggio, annunciata dall’abbaiare e dallo scodinzolare del cane. La servitù ricovera il mezzo accanto agli altri cinque della rimessa e conduce i due cavalli nelle scuderie.
-Andremo col Landau – informa Giuseppina, seduta di fronte alla nobildonna che gusta mezzo calice di vino novello per rifocillarsi accompagnandolo con delle cialde appena sfornate – Mago vi ha fatto installare sistemi di isolamento termico e aggiungere vani per le provviste. Poi, per addentrarci nei territori dell’Impero e scivolare sulle strade completamente ghiacciate e innevate del Nord, la carrozza verrà montata su pattini da slitta.
- Che avventura! Mia cara amica, ma di certo ne vale la pena: “La forza del destino” saprà come conquistare il pubblico a partire dallo zar.
-Ne sono sicura anch’io. Abbiamo analizzato attentamente il libretto. La storia ha la stessa potenza del Romeo e Giulietta e dovrebbe fare buona presa. I russi sanno apprezzare queste cose: del resto, hanno supplicato più di una volta per vedere Verdi in persona al Teatro Imperiale. Sono i critici a preoccuparlo un po’. Dice che non capiscono, e io aggiungo che invidiano, questa venerazione esclusiva da parte dei regnanti e della buona società russa per il melodramma italiano.
- Non devi dimenticare che il nostro caro Maestro è rimasto scottato dai fischi dei milanesi, quella famosa volta, e teme sempre di non ottenere il successo che desidera- osserva la Maffei.
-Sì, è vero, non so se gli abbiano dato più fastidio quei fischi o le sassate dei bussetani contro le finestre di palazzo Cavalli dove abitavamo, ma credo sempre che per lui siano stati più dolorosi i fischi, quel disprezzo per la sua Opera.
- Beh, poi ha avuto la sua rivincita- sorride Clarina strizzando gli occhi.
Già, ha avuto la sua bella rivincita: Giuseppina si inorgoglisce e pensa al viaggio lungo le piane innevate, al tempo che occorrerà per giungere a destinazione, a tutti gli onori che li attendono.
Un crampo lancinante alla gamba destra ha risvegliato Giuseppina di soprassalto. La donna si sente debolissima e ha bisogno di versarsi nel bicchiere un goccio di Nocino. L’aiuterà a essere meno demoralizzata.
Il viaggio a San Pietroburgo è stato un vero disastro. Sia per lo strapazzo che comportano ore e ore stando rannicchiati e sballottati dentro una carrozza, sia per il freddo insopportabile, con gli sbalzi di temperatura tra gli interni degli alberghi surriscaldati dalle stufe e l’esterno gelido,- le gronde degli edifici ornate da ghiaccioli, gli arabeschi alle finestre-, sia soprattutto per l’esito infausto.
La soprano Emilia La Grua è risultata indisposta, impossibilitata a cantare, e la messa in scena dell’opera “La forza del destino” avrà luogo tra un anno, cioè nel novembre del 1862.
Giuseppina è fisicamente a pezzi e Mago nervosissimo.
il viaggio ha rappresentato uno sforzo enorme e il peggio è che lo si dovrà ripetere.
Durante il ritorno, che è durato due mesi passando per Parigi e per Londra, il Maestro si è mostrato assolutamente muto con la moglie in privato. E non gli è uscito nemmeno un tenero sorriso quando la Peppina ha paragonato la condizione delle sue corde vocali a quelle del soprano La Grua e neanche quando ha cercato di rinnovare il ricordo della sua esibizione nei panni di Abigaille nel Nabucco. Niente. Lui era immusonito come se la colpa fosse di Giuseppina. La quale, adesso, dato che fortunatamente ha un buon carattere e ottime qualità relazionali, scriverà a Boito, incontrato a Parigi, per favorire il sodalizio tra i due. Ventilandogli nuove prospettive, spera di risollevare il marito dallo stato di prostrazione in cui è caduto.
Si è alzata. Ha scostato le tende di velluto. È una tiepida giornata di febbraio e non nevica.
Si appresta alla toeletta, poi scenderà per la prima colazione.
A una donna combattiva l’appetito non può mancare.
In cucina la governante sta preparando il caffè dentro la cuccuma. Giuseppina cerca nella credenza i mignon di marzapane acquistati a Parigi.
Mago è già uscito. Sicuramente sentirà la primavera nell’aria: l’ispezione dei campi con il Phaeton e il gallo a cassetta gli risulterà più gradita del solito, e magari avrà già in testa qualche contratto per l’acquisto di un paio di buoi e di nuovi strumenti per il lavoro dei campi…